Disciplinare Tecnico di Produzione
DOP "Zafferano di Sardegna"
Conclusa l'istruttoria ministeriale, è
stata trasmessa il 21 novembre 2006 alla
Commissione Europea la domanda di
riconoscimento della DOP. Il
Disciplinare di Produzione, già
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale,
serie generale, n. 277 del 28 novembre
2005 ha subito piccole modifiche. Il
presente testo è quello definitivo.
Art. 1
Denominazione
La Denominazione
d'Origine Protetta (D.O.P.) "Zafferano
di Sardegna" è riservata allo zafferano
essiccato in stimmi o fili proveniente
dalle coltivazioni di Crocus sativus
L. rispondente alle condizioni ed ai
requisiti stabiliti nel presente
Disciplinare di Produzione.
Art. 2
Caratteristiche del prodotto
Lo "Zafferano di
Sardegna", iridacea geofita, perenne, è
una pianta erbacea, alta circa 15 cm,
formata da un apparato ipogeo
(bulbo-tubero), da foglie e fiori con le
seguenti caratteristiche:
Bulbo-tuberi
tunicati, di forma subovoidale,
compressi alla base,
conico-rotondati ed appiattiti
all'apice, carnosi, internamente di
colore bianco, ricoperti da tuniche
reticolate a fibre sottili, brune ed
allungate ad avvolgere gli scapi
fiorali in forme di guaine
membranose. Il peso oscilla dai 0,5
ai 25 gr; l'altezza da 1 a 5 cm e la
larghezza tra 0,5 e 4 cm.
Foglie strette,
lineari, allungate e di colore verde
intenso, avvolte da una spata
biancastra costituita da 3-4 strati
di tuniche. Il margine è intero e
appena papilloso con uno sviluppo di
60-70 cm di lunghezza e una
larghezza media compresa tra 2-3 mm.
Sono presenti in numero di 3-7.
Perigonio
campanulato, violaceo con striature
più scure, di forma tubulosa a fauce
dilatata in alto da cui emergono 6
tepali (tre interni e tre esterni)
di colore rosso violaceo e lunghezza
compresa tra i 4 ed i 5,6 cm, sono
per lo più solitari oppure in numero
di due o tre, raramente cinque,
ciascuno avvolto da 1 o 2 spate.
Stimmi interi,
trifidi di colore rosso scarlatto,
si presentano in numero di 3, con
una lunghezza tra 1,4 e 4,8 cm ed un
peso compreso tra 0,02 e 0,055 gr,
sporgenti dalle lacinie perigoniali.
Lo "Zafferano di Sardegna" D.O.P., ai
fini dell'immissione in commercio deve
essere classificato nella categoria
"zafferano in stimmi o fili" e
presentare le seguenti caratteristiche
organolettiche: colore rosso brillante
dato dal contenuto di crocina, aroma
molto intenso derivante dal contenuto di
safranale e gusto deciso scaturente dal
contenuto di picrocrocina.
Deve, inoltre,
essere scevro da qualsiasi forma di
sofisticazione o adulterazione.
Art. 3
Zona di produzione
La zona di produzione
dello "Zafferano di Sardegna" D.O.P.
comprende il territorio dei Comuni di
San Gavino Monreale, Turri e
Villanovafranca, situati nella provincia
del Medio Campidano.
Art. 4
Prova dell'origine
Ogni fase del
processo produttivo deve essere
monitorata documentando per ognuna i
prodotti in entrata e quelli in uscita.
In questo modo e attraverso l'iscrizione
in appositi elenchi, gestiti dalla
struttura di controllo, delle particelle
catastali sulle quali avviene la
coltivazione, dei produttori e dei
confezionatori, nonché attraverso la
denuncia alla struttura di controllo dei
quantitativi prodotti, è garantita la
tracciabilità del prodotto. Tutte le
persone, fisiche e giuridiche, iscritte
nei relativi elenchi, saranno
assoggettate al controllo da parte delle
strutture di controllo, secondo quanto
disposto dal disciplinare di produzione
e dal relativo piano di controllo.
Art. 5
Metodo di ottenimento
La Denominazione
d'Origine Protetta "Zafferano di
Sardegna" è riservata esclusivamente
allo Zafferano coltivato in pieno campo
secondo le tecniche sottoelencate.
Il terreno deve essere
sciolto e ben drenato. La sua
preparazione inizia con una sistemazione
superficiale seguita da un'aratura a
30-40 cm, da un'erpicatura e
assolcatura.
È ammessa la concimazione
che deve avvenire con l'impiego
di fertilizzanti ammessi in agricoltura
biologica apportando 300-400 q.li/ha di
letame maturo distribuito nell'autunno
precedente l'impianto.
L'arricchimento del terreno di elementi
nutritivi è consentito facendo precedere
l'impianto dello Zafferano con una
leguminosa da granella (fave, ceci,
ecc.).
Il controllo delle erbe
infestanti deve avvenire
prevalentemente attraverso interventi
manuali di zappatura sulla fila
affiancati da quelli meccanici di
fresatura tra le file, senza, quindi,
l'utilizzo di sostanze chimiche.
Tali interventi devono essere eseguiti
in autunno, prima e/o dopo la fioritura,
e in primavera.
La messa a dimora dei
bulbo-tuberi deve essere
realizzata nel periodo compreso tra il 1o
di giugno e il 10 di ottobre ponendoli
alla profondità di 15-20 cm. I sesti
d'impianto devono essere caratterizzati
da una distanza sulla fila di 5-10 cm e
tra le file di almeno 30 cm.
I bulbo-tuberi, di provenienza dalle
zone indicate al precedente articolo 3,
devono essere selezionati, scartando
quelli che presentano malformazioni,
lesioni ed evidenti sintomi di avversità
fitopatologiche.
La fioritura avviene in
un arco di tempo compreso tra il 15
ottobre ed il 30 novembre e si protrae
per circa 15-20 gg.
I fiori devono essere raccolti a partire
dalle prime ore del giorno quando sono
ancora chiusi o leggermente aperti.
La raccolta deve essere eseguita con un
taglio praticato alla base del
perigonio. I fiori devono, quindi,
essere adagiati in sottili strati, senza
alcuna compressione, dentro ceste e
conservati in locali areati.
La coltivazione ha una durata
di 4 anni ed il bulbo-tubero non può
essere reimpiantato sullo stesso terreno
prima di 4 anni.
I valori massimi di resa annua
dello Zafferano di Sardegna
essiccato sono pari a 15 kg per ettaro,
mentre quelli dello Zafferano di
Sardegna fresco sono pari a 75 kg per
ettaro.
Lo "Zafferano di Sardegna" DOP deve
essere ottenuto attraverso un processo
di lavorazione, da realizzarsi nel
giorno di raccolta, che si articola
nelle seguenti fasi:
Separazione degli stimmi
dalle restanti parti del fiore
(perigonio e stami); tale operazione
deve essere eseguita con molta cura
ed esperienza, in modo che gli
stimmi non subiscano troppe
manipolazioni né presentino, nel
prodotto finito, residui del fiore.
Essa deve essere realizzata aprendo
i fiori e recidendo lo stilo poco
più in alto dell'attaccatura degli
stimmi, facendo attenzione a non
dividerli. Per rendere il prodotto
puro, si provvede ad eliminare la
parte biancastra che tiene uniti gli
stimmi allo stilo.
Essiccazione degli
stimmi: deve essere
eseguita dopo aver distribuito gli
stimmi su dei supporti di legno e/o
carta attraverso la loro esposizione
a sorgenti di calore blando, in modo
che il processo avvenga lentamente,
fino al punto in cui gli stimmi si
spezzano facilmente con frattura
netta. Sono ammessi altri sistemi di
essiccamento: solare o in forni o
essiccatoi elettrici. Per tale
processo la temperatura della fonte
di calore è compresa tra i 20 ed i
45 oC.
Prima dell'essiccazione degli
stimmi è consentita la pratica dell'umettamento
degli stimmi con olio extra
vergine d'oliva prodotto in
Sardegna. Essa deve essere
realizzata manipolando il materiale
con delicatezza con i polpastrelli
delle dita unti; la quantità di olio
per questa operazione è compresa tra
0,1 ml e 1,5 ml per 100 gr di
prodotto.
Lo "Zafferano di Sardegna" D.O.P. deve
essere coltivato, raccolto, lavorato e
confezionato nella zona di produzione
indicata all'articolo 3.
Art. 6
Legame con l'ambiente
Le caratteristiche
morfologiche e pedo climatiche di alcune
zone della Sardegna, unite a
tradizionali tecniche di coltivazione e
lavorazione tramandate nei secoli di
padre in figlio, consentono di ottenere
un prodotto con peculiarità
organolettiche e gustative uniche ed
inconfondibili.
Da un'attenta analisi qualitativa dello
zafferano prodotto in Sardegna è stato,
infatti, riscontrato che il contenuto
medio di crocina (l'elemento al quale è
collegato il potere colorante dello
zafferano), picrocrocina (l'elemento al
quale sono riconducibili gli effetti
euptetici ed il correttivo di sapore) e
safranale (l'elemento al quale sono
associate le proprietà aromatizzanti) è
notevolmente superiore alla norma.
Queste peculiari caratteristiche del
prodotto "Zafferano di Sardegna" D.O.P.
esprimono in realtà il forte legame con
il territorio di origine,
particolarmente vocato, sia per le sue
potenzialità umane che per le favorevoli
condizioni climatiche, dove ben prospera
una pianta che, come si è soliti
affermare, "timit su frius e cikat su
kallenti" (teme il freddo e cerca il
caldo).
Il clima della zona di coltivazione
dello zafferano è tipicamente
mediterraneo, con piogge concentrate nel
periodo autunno-invernale, generalmente
mite, mentre le estati sono calde e
aride.
La temperatura media invernale è di 11,3
oC, mentre quella estiva
risulta di circa 24 oC, con
una media annuale di 17,6 oC.
Le brinate sono rarissime, eccezionali
le nevicate.
Il 95% degli apporti idrici annuali, che
ammontano a circa 560 mm, è dovuto a
precipitazioni di carattere piovoso,
mentre la rugiada e la grandine
concorrono per il restante 5%. La
distribuzione annua delle piogge è
notevolmente irregolare, presentando un
picco di 196 mm durante la stagione
invernale ed un'assenza quasi totale (21
mm) nel corso dell'estate. I giorni
piovosi ammontano mediamente a 51.
I terreni destinati alla coltivazione
dello zafferano sono di ottima
fertilità. Si tratta in gran parte di
terreni di origine alluvionale profondi
(vertisuoli) a tessitura franco
sabbiosa-argillosa, permeabili, privi o
con ridotta percentuale di scheletro e
con un'ottima capacità di ritenzione
idrica.
Lo zafferano di Sardegna deve le sue
peculiarità, oltre agli aspetti
pedoclimatici della zona di produzione,
alle tecniche agronomiche e di
lavorazione e trasformazione del
prodotto, adottate nelle diverse fasi
del processo produttivo.
In particolare già dalla fase di avvio
della coltura e a partire dalla
selezione del materiale di propagazione,
oggetto di attenta e meticolosa
selezione, per poi arrivare alla
raccolta, mondatura, essiccazione,
conservazione, l'uomo interviene
apportando conoscenze e pratiche
acquisite nei secoli e tramandate ai
giorni nostri che consentono di ottenere
un prodotto con elevate qualità
intrinseche ma anche con un forte e
solido legame con la storia e la cultura
del territorio in cui viene prodotto. Lo
zafferano di Sardegna ha condizionato
nelle sue alterne vicende economiche e
per la sua importanza la vita delle
popolazioni locali in cui veniva
coltivato.
Il ciclo di coltivazione dello zafferano
in Sardegna è poliennale. Le tecniche
agronomiche poste in atto in tutte le
fasi del ciclo colturale sono quelle
tipiche di una coltivazione "biologica",
cioè senza l'apporto e l'uso di sostanze
chimiche di sintesi. Particolare
importanza e tipicità riveste
l'operazione dell'umettamento degli
stimmi con olio extravergine nella fase
che precede l'essiccazione. Operazione
questa che si tramanda da secoli e che
richiede l'attenzione di mani esperte.
La cultura dello zafferano in Sardegna,
infatti, è molto antica ed affonda le
sue radici all'epoca dei Fenici che,
probabilmente, la introdussero
nell'Isola.
Sotto il dominio punico e nel periodo
romano e bizantino si consolidò la
coltivazione e l'uso della droga
nell'isola, utilizzata principalmente
per usi tintori, terapeutici e
ornamentali.
Ma la prima vera testimonianza di
commercializzazione del prodotto
"zafferano" si ha nel XIVo
secolo con il Regolamento del porto di
Cagliari del 1317 (Breve Portus)
che contiene una norma per disciplinare
l'esportazione degli stimmi dalla
Sardegna.
Nell'800 si diffonde ulteriormente la
coltura e l'uso della droga, impiegata
non solo per le sue qualità aromatiche e
medicinali, ma anche per la tintoria
delle sete e dei cotoni. Non meno
importante era però l'utilizzo che
veniva fatto in cucina nelle
preparazioni tipiche di pane, primi,
secondi e dolci o, nei mercati, come
merce di scambio.
Già a partire dalla guerra e con la
ripresa economica, lo zafferano perde
però la sua funzione di metro di
valutazione dello stato sociale delle
famiglie ma rimane, per molte di esse,
un'importante fonte di integrazione al
reddito, oltre che il simbolo della
cultura e della tradizione di un popolo
che da sempre si dedica all'agricoltura
ed alla pastorizia.
Art. 7
Controlli
I controlli saranno
garantiti da una struttura di controllo
rispondente agli articoli 10 e 11 del
Reg. CE 510/06.
Art. 8
Etichettatura
Lo "Zafferano di
Sardegna" D.O.P., in attesa del
confezionamento, deve essere conservato
in contenitori di vetro o latta o
acciaio inox, a chiusura ermetica che lo
preservino dall'esposizione alla luce e
all'aria.
Il confezionamento deve avvenire con
cura e in confezioni tali da non
provocare danni interni o esterni al
prodotto. Il materiale delle confezioni
deve essere di vetro o terracotta, o
sughero o cartoncino (quello a diretto
contatto con il prodotto è costituito da
vetro o carta) e deve essere tale da
evitare danni o alterazioni durante il
trasporto e la conservazione. Le
confezioni hanno un peso di 0,25 g, o
0,50 g, o 1 g, o 2 g, o 5 g.
Le confezioni devono recare:
il logo della D.O.P. "Zafferano
di Sardegna" ;
il logo comunitario della
D.O.P.;
ogni altra indicazione prevista
dalle leggi vigenti;
il bollino recante la
numerazione progressiva delle
quantità prodotte, rilasciato dal
Consorzio di tutela incaricato dal
Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali o in caso di
sua assenza dalla Struttura di
controllo.
Il logo della denominazione è costituito
da tre parti ben distinte con al centro
il simbolo dello zafferano
rappresentato, con segno stilizzato, da
un fiore a sei tepali disposto a
sinistra per lasciar spazio agli stimmi
che si protendono verso destra e verso
sinistra; in alto è disposta ad arco la
dicitura "Zafferano di Sardegna" in
carattere Futura Condensed; in basso
chiusa in un bacchettone la scritta
"Denominazione di Origine Protetta" in
carattere Futura Condensed.
La D.O.P. deve figurare in etichetta con
caratteri chiari, indelebili, con
colorimetria di ampio contrasto rispetto
al colore dell'etichetta e tale da poter
essere distinto nettamente dal complesso
delle indicazioni che compaiono in
etichetta.
Alla Denominazione d'Origine Protetta è
vietata l'aggiunta di qualsiasi
qualificazione non espressamente
prevista dal Disciplinare di Produzione,
mentre è consentito l'uso di ragioni
sociali e marchi privati purché non
abbiano significato laudativo e non
siano tali da trarre in inganno
l'acquirente.
Il logo
Art. 9
Prodotti trasformati
I prodotti per la cui
preparazione è utilizzato lo "Zafferano
di Sardegna" D.O.P., anche a seguito di
processi di elaborazione e di
trasformazione, possono essere immessi
al consumo, in confezioni recanti il
riferimento alla detta denominazione di
origine, senza l'apposizione del logo
comunitario, a condizione che:
il prodotto a denominazione di
origine protetta certificato come
tale, costituisca il componente
esclusivo della categoria
merceologica;
gli utilizzatori del prodotto a
Denominazione d'Origine Protetta
siano autorizzati dai titolari del
diritto di proprietà intellettuale
conferito dalla registrazione della
D.O.P., riuniti in Consorzio
incaricato alla tutela dal Ministero
delle Politiche Agricole Alimentari
e Forestali. Lo stesso Consorzio
incaricato provvederà anche ad
iscriverli in appositi registri ed a
vigilare sul corretto uso della
Denominazione d'Origine Protetta.
In assenza di un Consorzio di Tutela
incaricato le predette funzioni saranno
svolte dal MIPAAF in quanto autorità
nazionale preposta all'attuazione del
Reg. CE 510/06.
La
bottarga
La bottarga è un alimento
costituito da uova di pesce essiccate.
Viene ricavato dalle uova di muggine o di tonno.
In Italia viene prodotta principalmente in: - Sardegna, dove sono famose quelle di
Carloforte, Alghero, Stintino e Cabras.
- Orbetello nella Maremma grossetana
- Calabria
- Sicilia, a Marzamemi, Favignana e Trapani
Esistono specialità simili anche su altri tratti
costieri del Mar Mediterraneo (batarekh
egiziano, poutargue franco-provenzale) e viene
anche chiamata caviale del Mediterraneo.
Ad Alghero e nella Spagna catalanofona
(soprattutto nella provincia di Alicante), è
diffuso un tipo di bottarga ottenuto dalle uova
di molva, una specie imparentata col merluzzo:
il suo colore è arancione carico ed ha un aroma
meno deciso di quelle di muggine e tonno, il
nome spagnolo è huevas de maruca. È chiamata
karasumi in Giappone.
L'origine del prodotto sembra essere stata
fenicia, ma il termine deriva dall'arabo
butarikh (بطارخ) ("uova di pesce
salate").
La sacca ovarica, estratta dal pesce femmina
senza romperla, viene lavata per eliminarne le
impurità e poi sottoposta a salatura (ricoperta
con sale marino, avendo cura di rivoltare
quotidianamente le sacche e di sostituire
periodicamente il sale), pressatura e
stagionatura.
Tradizionalmente costituisce il pasto dei
pescatori quando trascorrono la giornata in
mare. Le uova di tonno, come le altre interiora
del pesce, spettano di diritto ai "tonnarotti"
(pescatori delle tonnare).
In Sardegna, nella città di Alghero,
si è in passato diffusa l'abitudine di
consumarla come condimento per la pasta,
grattugiata come il Parmigiano, abitudine oggi
estesa a tutta l'Italia tirrenica, col nome di
pasta all'algherese o semplicemente pasta alla
bottarga.
Nell'isola si sfornano anche pizze di mare
spolverate di bottarga.
Lo zafferano
Tutti pazzi per lo zafferano Dop
Dopo la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Europea, i produttori di San Gavino studiano la strategia per presentarsi uniti sui mercati nazionale e internazionale. E ottenere il giusto ricavo da un prodotto molto gradito dai consumatori.
Unirsi per valorizzare le opportunità del riconoscimento del marchio Dop per lo zafferano di Sardegna. È la strategia condivisa dalla maggior parte dei produttori sangavinesi, che non vogliono lasciarsi sfuggire questa occasione per lanciare l’oro rosso sul mercato nazionale e internazionale. Ne è convinto Gavino Inconis, vice presidente del consorzio di tutela dello zafferano: «Sono soddisfatto - spiega - per il fatto che il percorso sia arrivato alla fine. Non è facile mettere d’accordo tutti, ma questo riconoscimento avrà dei vantaggi come è successo per lo zafferano di San Gimignano e per L’Aquila che, insieme a quello umbro, arrivano a costare anche 30-35 euro al grammo. Purtroppo lo zafferano si continua a vendere per due soldi nonostante l’alta qualità sia riconosciuta da tutti. Dobbiamo vendere il prodotto per quello che vale e l’unico sistema è consorziarsi. Sulla strada della commercializzazione possiamo fare molto di più: la responsabilità maggiore ricade su noi produttori. Noi come Slow Food stiamo vendendo lo zafferano sul mercato sardo a 12 euro, ma al Salone del Gusto di Torino si arriva anche a 15».
Un appello a lavorare insieme perché da soli non si va da nessuna parte. Ed è entusiasta anche Marco Ennas, presidente della Pro Loco, che da 18 anni organizza la sagra dello zafferano: «La pubblicazione sulla Gazzetta Europea è un punto di arrivo, ma ora bisogna cercare di camminare tutti insieme associandoci e trovando una struttura commerciale per vendere lo zafferano. I produttori potrebbero affidarsi ad un’unica struttura commerciale per piazzare il prodotto sul mercato. È un’occasione da non lasciarsi sfuggire. Lo zafferano sangavinese non è un prodotto da grande distribuzione: si deve puntare sull’alta ristorazione dove è già conosciuto. Il Comune dovrebbe incentivare le associazioni a portare il prodotto oltre Tirreno nelle tante fiere italiane e non».
San Gavino con venti ettari coltivati, cento produttori e oltre 200 chilogrammi di zafferano è la capitale dello zafferano, ma ci sono ancora tante difficoltà. «Siamo - aggiunge Franco Sanna - troppo parcellizzati: dobbiamo superare in campanilismo. Lo zafferano da solo non basta: deve essere collegato ad altri i prodotti da inserire in un unico paniere. In questo senso la Dop può avere effetti positivi, ma lo zafferano deve essere affiancato da prodotti tipici come riso, salsiccia, panettone. Il prezzo sul mercato sardo è di 6 euro, 10 è già troppo. I politici possono darsi da fare per mettere insieme queste ditte aiutandole a trovare una loro collazione sul mercato».
Ma c’è anche chi è assai critico verso la Dop come Antonio Casti, un produttore esperto di storia locale e della Sardegna: «Questo marchio - sostiene - non ci aiuta perché si parla di prodotto sardo mentre il nome di San Gavino, che può vantare una lunga tradizione, è scritto con caratteri microscopici e quasi scompare mentre sono un sostenitore della Denominazione Comunale, (la De.Co.). la commercializzazione va rafforzata: il Comune è totalmente assente. I turisti che cercano zafferano non sanno a chi rivolgersi».
Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda di Giovedì 05 febbraio 2009