Uno dei prodotti
che desta tanta curiosità, a causa del suo
particolare processo di formazione, è il
cosiddetto hasu muhidu o "formaggio marcio",
conosciuto anche come casu frazigu, casu modde,
casu becciu, casu fatitu, casu gumpagadu.
Le norme igieniche comunitarie non ne consentono
più la produzione su tutto il territorio
nazionale e la commercializzazione di Su casu
martzu è severamente proibita dalla legge, in
quanto in contrasto con le norme igieniche di
ispirazione comunitaria. Il suo consumo, in
soggetti sensibili, può provocare problemi
intestinali.
Familiarmente, viene ancora ottenuto, in modo
naturale, tramite la Phiophila casei, un insetto
dalle cui uova, deposte sulla forma di pecorino,
nascono centinaia di larve che traggono
nutrimento dalla forma di formaggio stessa,
cibandosene e sviluppandosi in essa.
Secondo le testimonianze di alcuni produttori, a
questo punto del processo di maturazione, si
sconsiglia di aprire la forma di formaggio, ne
tantomeno cibarsene (salvo dimostrazioni di..
coraggio.. o per destare meraviglia nei
curiosi.. o anche per impressionarli!), in
quanto la crema, il prodotto finale, non è
ancora pronto.
Nell'ultima fase del processo, quando il cuore
della forma è stato ormai divorato quasi del
tutto e le larve, a quel punto, diminuite di
numero, rimane sul fondo della forma scavata del
pecorino, ridotta ad un involucro, una pasta
(crema) umida e giallastra, ammorbidita dalla
lavorazione che le larve hanno operato per la
loro nutrizione, e dal sapore molto particolare
e pungente.
Il
pecorino sardo è un formaggio di
lunghissima tradizione storico
culturale.
L'allevamento della pecora in Sardegna
risale alla notte dei tempi, in linea
con il carattere guerriero dei popoli
Nuragici poco dediti all'agricoltura, a
differenza delle antiche, pacifiche
culture prenuragiche. Fu introdotta a
carattere intensivo dai Cartaginesi che
nelle zone in loro possesso, coste e
pianura del campidano vietarono la
coltura di piante da frutto a favore
della coltura intensiva del grano.
Con la conquista romana la Sardegna
divenne una grande produttrice di grano
insieme alla Sicilia ed alle province
africane. Le zone a pascolo si estesero
in ogni caso anche per via del continuo
disboscamento attuato selvaggiamente in
Sardegna ad opera dei vari invasori e
dominatori.
l Pecorino Sardo
DOP è prodotto con latte di pecora sardo
pastorizzato, caglio, sale, fermenti lattici e
viene commercializzato in due versioni: una
giovane (o fresco) ed una maturo (stagionato).
Il pecorino Sardo DOP giovane ha circa 1-2 mesi,
mentre quello maturo ha più di 6 mesi. Il
Pecorino Sardo DOP si distingue da tutti gli
altri tipi di formaggi prodotti in Sardegna,
perché segue le direttive presenti all'interno
di un disciplinare di produzione. Il
disciplinare di produzione prevede alcuni
obblighi, come quello di utilizzare solo latte
di pecora sardo, oppure l'obbligo di utilizzare
un determinato tipo di etichettatura che deve
obbligatoriamente contenere il simbolo del
consorzio di Tutela, che ha sede a Cagliari.
Il Pecorino Sardo DOP è l'unico
formaggio prodotto in Sardegna che si
può chiamare così, tutti le altre
varianti (pecorino prodotto in Sardegna,
Formaggio Sardo, Formaggio di Pecora
Sardo) sono tutti dei palliativi che
hanno solo lo scopo di richiamare la
DOP, senza però sottostare alle dure
condizioni dettate dal disciplinare di
produzione.
Visita il sito del Consorzio per la
Tutela del Formaggio Pecorino Sardo
Il Fiore sardo
è per tradizione prodotto con latte
intero crudo di sola pecora (oggi però
la produzione industriale usa anche
latte misto ovino e vaccino
pastorizzato), pecora che tra l'altro
appartiene ad una razza autoctona di
origini antichissime, come antichissime
sono le origini di questo formaggio che
risalgono alla preistoria. Quello più
verace è quello prodotto dai pastori di
montagna nelle loro capanne (costruzioni
caratteristiche con foco- lare centrale)
dette "pinnette". Viene prodotto
in tutta la regione in forme cilindriche
con scalzo a schiena di mulo del peso
oscillante tra 1 e 5 chili. Esternamente
le forme presentano una crosta dura di
colore deciso che va dal giallo al
marrone scuro. La pasta ha colore giallo
paglierino e si presenta più morbida o
più dura secondo il grado di
stagionatura. Le forme prodotte
artigianalmente dai pastori nelle
capanne hanno un leggero sentore di
affumicato che caratterizza questo
formaggio.La tecnica di lavorazione
adottata dai pastori è quella
tradizionale. Si utilizza il latte crudo
di una sola mungitura. Lo si mette nella
caldaia (che sostituisce la tinozza di
legno di un tempo, unica concessione al
moderno), lo si porta alla temperatura
di 35º-37º C e lo si fa coagulare per
20-30 minuti con caglio in pasta di
capretto o agnello. Ottenuta la cagliata
si procede alla rottura della medesima
con un attrezzo denominato "chiova".
La cagliata viene tagliata e messa in
forma negli stampi che vengono poi
immersi in acqua calda allo scopo di
ottenere una crosta più spessa. Pressata
manualmente la cagliata viene fatta
spurgare per circa sei ore. La salatura
avviene in salamoia o a secco. La prima
fase di maturazione si svolge
all'interno della capanna in cui viene
lavorato: le forme vengono messe prima a
riposare sopra una incannucciata so-
spesa sul focolare, quindi passano in un
soppalco costruito sotto il tetto.
Per la stagionatura vera e propria (che
va da due a otto mesi) le forme passano
in locali seminterrati e freschi 12 a
16ºC) dove sono periodicamente rivolta-
te ed unte con olio e grasso di pecora.
E' un formaggio dal sapore caratteri-
stico e deciso, che diventa piccante con
la stagionatura. E' molto usato come
formaggio da tavola, ma se molto avanti
nella stagiona- tura è ottima anche da
grattugia. Ha un contenuto di proteine
pari al 30%, di grassi pari al 25%.
Pochi
formaggi al mondo vantano origini
antiche come quelle del
Pecorino Romano.
Da più di duemila anni le greggi di
pecore che pascolano liberamente nelle
campagne del Lazio e della Sardegna,
producono il latte da cui viene ricavato
questo formaggio. Già gli antichi romani
apprezzavano il Pecorino Romano. Nei
palazzi imperiali era considerato il
giusto condimento durante i banchetti
mentre la sua capacità di lunga
conservazione ne faceva un alimento base
delle razioni durante i viaggi delle
legioni romane. Questo formaggio ridava
forza e vigore ai soldati stanchi e oggi
sappiamo perché: il Pecorino Romano è
una iniezione di energia e anche di
facile digestione.
Oggi il Pecorino Romano viene prodotto
nelle stesse, esclusive zone d'origine e
con lo stesso, naturale procedimento di
secoli fa. L'unica differenza rispetto
al passato consiste nel fatto che le
operazioni di cagliatura, salatura e
stagionatura avvengono in modernissimi
caseifici, tecnologicamente
all'avanguardia sotto il profilo
igienico-sanitario, per garantire ai
consumatori i necessari requisiti di
salubrità del prodotto.
La produzione del Pecorino Romano è
limitata alle aree della regione Lazio,
della Sardegna e della provincia di
Grosseto in Toscana. Pur con
l’introduzione delle innovazioni che la
tecnologia casearia ha reso disponibili,
è stato mantenuto intatto il processo di
produzione.Il latte fresco di pecora,
proveniente da greggi allevate allo
stato brado alimentate su pascoli
naturali, viene trasferito nei centri di
lavorazione con moderne cisterne
refrigerate.Al suo arrivo nel caseificio
il latte viene misurato, filtrato e
lavorato direttamente crudo o termizzato
ad una temperatura massima di 68° per
non più di 15". Vengono così riempite le
vasche di coagulazione dove viene
aggiunto un fermento detto ‘scotta
innesto’, preparato giornalmente dal
casaro secondo una metodologia che si é
tramandata nei secoli. L’innesto è uno
degli elementi caratterizzanti il
Pecorino Romano ed è costituito da
un’associazione di batteri lattici
termofili autoctoni. Aggiunto l’innesto
il latte viene coagulato ad una
temperatura compresa tra i 38° e i 40°
utilizzando il caglio di agnello in
pasta; accertato l’ottimale indurimento
del coagulo, il casaro procede alla
rottura dello stesso fino a quando i
coaguli di cagliata non raggiungono le
dimensioni di un chicco di grano. La
cagliata viene quindi cotta ad una
temperatura massima di 45/48°; a termine
della cottura la cagliata viene pressata
per agevolare lo spurgo del siero. La
pasta così ottenuta viene suddivisa in
blocchi che immessi in appositi stampi
di resina per alimenti subiscono un
trattamento di maturazione in appositi
locali caldo/umidi al fine di favorire
l’acidificazione della pasta.
Dopo il raffreddamento le forme sono
sottoposte alla marchiatura, il marchio
della DOP è apposto con una apposita
matrice che imprime la denominazione di
origine del formaggio e il logo (la
testa stilizzata di una pecora), olre
che la sigla del caseificio produttore e
data di produzione. Il marchio
all’origine è la garanzia che tutte le
fasi della lavorazione sono curate
secondo il disciplinare di produzione
regolamentato dall’Unione Europea. Tutte
le lavorazioni avvengono sotto il
costante controllo del Consorzio per la
Tutela del Formaggio Pecorino Romano,
che è proprietario del marchio di
origine ed è delegato dallo Stato
Italiano per i controlli sulla
produzione di questo formaggio. Le forme
di Pecorino Romano così marchiate
vengono avviate alla salagione che si
compie ancora oggi secondo una complessa
tecnica artigianale; la salagione si
protrae per almeno 70 giorni in locali
umidi ad una temperatura di 12 gradi
centigradi e completata poi in locali
meno umidi e temperatura di 10°
centigradi. Ultimata la maturazione le
forme di Pecorino Romano vengono
sottoposte a selezione, raggiunti i 5
mesi il Pecorino Romano può essere
immesso al consumo come formaggio da
tavola mentre dopo 8 mesi può essere
commercializzato come formaggio da
grattugia.
L'aspetto del
Caprino sardo ricorda i pecorini,
ma il gusto aromatico e piccante ne
rivela immediatamente la spiccata
personalità. E' certamente il formaggio
di capra più tradizionale della
Sardegna. Necessita di una stagionatura
abbastanza breve, fra i tre e i sei
mesi. Altezza e diametro sono variabili;
il suo peso è tra kg. 1,5 a 3; forma
tronco.conico oppure cilindrica; crosta
gialla o marrone scuro a secondo della
stagionatura; pasta bianca.
Il caprino a pasta cruda va
preferibilmente gustato con vini rosati.
E' prodotto in tutta la Sardegna.
Il
Dolce sardo
è
prodotto
con latte intero di vacca. Richiede una
stagionatura di 15-20 giorni in locali a
7-10°. Ha forma cilindrica con altezza
di cm. 7 e diametro di cm. 15; la crosta
è sottile e biancastra; la pasta è
burrosa; il sapore è delicato talvolta
acidulo. Prodotto ad Arborea (OR) e a
Santa Maria la Palma (SS).
La
Ricotta gentile
è
pronta per essere consumata già poche
ore dopo la preparazione.
Ha la forma tronco-conico, con un
diametro della base 16 cm. circa. e il
diametro superiore 12 cm.; il suo peso
varia fra kg. 1,4 e 1,6 circa.
La sua pasta è delicata, soffice di
colore bianchissimo.
Il sapore è gradevolmente dolce con
espressioni aromatiche anche decise.La
Ricotta gentile è un tipo di ricotta
prodotta esclusivamente da siero di
latte di pecora.
La Ricotta mustia
è una ricotta salata tipo toscanello, è
prodotta con puro siero di latte vaccino
salata in superficie. D'estate si
accompagna a qualunque tipo di pasta
esaltando il sapore del pomodoro fresco,
ottima anche da sola.
La
Ricotta salata
è prodotta con il siero della
lavorazione di formaggi derivati da
latte di pecora. Richiede una
stagionatura di 20-30 giorni se si vuol
utilizzare da tavola mentre se usata da
grattugia richiede minimo un paio di
settimane in più. Ha forma cilindrica,
altezza cm. 12-15, diametro cm. 15-20,
peso di circa kg. 2; non ha praticamente
la crosta e presenta una pasta bianca
piuttosto compatta e tenera. La sua area
di produzione comprende tutta la
Sardegna.
Il Semicotto ovino
è prodotto con latte di pecora di razza
sarda alimentata da pascolo naturale
integrato con concentrati. Per il
consumo da tavola richiede una
stagionatura di circa 3 mesi, mentre per
quello da grattugia fino a 12 mesi.Ha
forma cilindrica con un altezza di 10-15
cm. ed una diametro di cm. 22-25; il suo
peso varia tra kg. 1,5 e 3,5. Crosta
consistente di color paglierino se
giovane, bruno se stagionato con pasta
bianca.La produzione è diffusa in tutta
la Sardegna.
Il
Semicotto caprino
è prodotto con latte di capra di razza
sarda alimentata da pascolo naturale. La
stagionatura richiede da 2 a 3 mesi ed
oltre in ambiente di 12-15 gradi. Ha una
forma cilindrica con un altezza di cm.
15 circa ed un diametro di cm. 20-25. Ha
una crosta bianco-paglierina con una
pasta bianca leggermente occhiata. Si
produce a Siniscola, Tertenia, San
Nicolò Gerrei.
Il
Provolone sardo
è prodotto con latte vaccino intero.
Lavorazione molto simile a quella della
Peretta, con dimensioni maggiori delle
forme. Richiede una stagionatura da 3 a
6 mesi in locali a 12-14°. Dimensioni:
altezza cm. 40-50, diametro cm. 12-15,
peso variante tra i kg. 5 e 10, forma
cilindrica, crosta color paglierino,
pasta color paglierino e compatta.
Prodotto ad Arborea (OR), Santa Maria la
Palma (SS), Bortigali (NU).
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