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Dai popoli del
mare all’epoca romana sono molte le
testimonianze relative alla vite e al vino in
Sardegna. Il laboratorio vinario di epoca romana
scoperto nel nuraghe Arrubiu di Orroli è una
chiara testimonianza di una fiorente attività
enologica di quell’epoca.

E’ possibile affermare che l’origine della vite
coltivata è estremamente connessa alla storia
dell’uomo; per questo motivo i ritrovamenti
archeologici, le documentazioni storiche
contribuiscono a chiarire quale sia stato il
percorso delle diverse varietà Il vino è
arrivato in Sardegna molto tempo fa.
Sono stati ritrovati i resti di vasi e brocche
da vino, provenienti dall'area Micenea (Grecia),
databili al XIV secolo a.C..
Nel Periodo Punico gli invasori avrebbero
ordinato il taglio di tutti gli alberi da frutto
presenti nell'Isola, vigne comprese.
Il periodo romano
La vite tornò a fiorire in epoca romana.
Ma anche i Romani decisero che la Sardegna
dovesse rimanere un granaio, il granaio di Roma.
Così emanarono numerosi provvedimenti per
limitare la coltura della vite.
Ma gli insediamenti dei coloni romani
erano sempre più diffusi ed era
difficile impedire che coltivassero la
vite: perchè importare il vino dal
Lazio se si poteva fare in Sardegna?
Fu così che coltura della vite fu liberalizzata.
I sardi ebbero da sempre il gusto del
buon vino: in certi casi, poi, si potrebbe parlare di un
autentico culto come dimostrano le numerose
statue di Bacco-Dioniso ritrovate nel centro di
Cagliari,

simboli eloquenti del gioioso rapporto
esistente tra i Sardi ed il prodotto delle loro
vigne.
Già nel XII e XIII secolo esiste una florida
economia legata al vino: tante norme giuridiche,
differenti da zona a zona, dimostrano quanto
fosse importante la coltivazione della vite. Un
testo fondamentale dell'autonomia sarda, come la
Carta de Logu ci dà una misura significativa del
carattere quasi sacrale attribuito ai vigneti.

Erano protetti da norme severissime: pene
pecuniarie gravose, ma anche corporali, che
potevano arrivare sino al taglio della mano per
chi sradicava il vigneto altrui.
Ulteriori disposizioni furono emanate per
proteggere i vigneti dall'invasione del
bestiame.
Nell'oristanese, inoltre, alcune disposizioni di
legge bloccavano qualsiasi attività
amministrativa nel periodo della vendemmia. Il
vino era quindi al centro dell'economia isolana,
fonte principale di reddito (insieme alla
pastorizia) e di commerci, con la penisola e con
l'estero.
Nell'Ottocento il vino veniva venduto
alla Francia come semilavorato: era usato per
fortificare i deboli vini d'oltralpe.
Il commercio era in mano ad intermediari,
prevalentemente capitani di bastimenti genovesi.
L'enologia sarda subì una svolta quando venne
fondata la Regia Scuola Enologica di Cagliari.
Per alcuni decenni ci fu una vivace
sperimentazione che dette un decisivo impulso
alla crescita delle aziende vitivinicole
dell'epoca.
Vennero valorizzati i principali vini da dessert
isolani e i cosiddetti vini da pasto dell'epoca.
Anche attraverso innovazioni di impronta
Francese-Piemontese, che rappresentavano le
scuole enologiche di riferimento
LA FILLOSSERA

L'invasione della
fillossera
(Daktulosphaira vitifoliae), un
insetto parassita della vite, si manifestò per
la prima volta nell'agro di Sorso; dal 1883 al
1912 si calcola che la Sardegna abbia perso
oltre 42.000 ettari di vigneto. La
ricostruzione, lunga e difficile, avvenne grazie
all'azione delle Cattedre Ambulanti di
Agricoltura e del Consorzio Antifillosserico che
divulgarono la tecnica dell'innesto dei vitigni
sardi su ceppi di vite americana (barbatelle),
resistenti alla fillossera.
Il dopoguerra
Nel dopoguerra ci fu una forte ripresa.
Ma il vino sardo rimase un vino da taglio
destinato ad arricchire gli altri vini europei e
nazionali. Le conseguenze? vini poco pregiati e
pochi soldi per gli agricoltori.
Poi la Comunità Europea diffuse gli incentivi
per l'espianto dei vigneti. E quel sistema
produttivo, solo apparentemente robusto, crollò.
Ma il crollo fu l'inizio della riscossa.
A partire dagli anni Settanta, lo sforzo
principale fu quello di migliorare la qualità
dei vini più rappresentativi.
Il vigneto sardo, sebbene ridotto sul piano
quantitativo (poco più di 30.000 ettari) ha
guadagnato notevolmente in qualità ed a curare i
campi sono rimasti i migliori imprenditori, sia
nel settore cooperativo sia in quello privato.
Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Daktulosphaira_vitifoliae
http://www.agrarioelmas.it/storia.asp
http://www.cettolini.it/istituto/istituto.asp
http://www.sardiniapoint.it/1911.html
http://www.vinostore.it |